Aiuto!!! Mi morde, che fare?

Ho trovato questo articolo molto interessante. Molti proprietari si lamentano che il proprio cucciolo mordicchia ripetutamente le cose e spesso anche il padrone, estendendo questa “bella” abitudine a tutti i componenti del nucleo famigliare.

L’articolo è pubblicato su “Ti presento il cane.com”

No, non stiamo parlando di cani aggressivi che si rivoltano al proprio umano: parliamo, invece, di cani che giocano con il proprio umano rosicchiandolo allegramente come se fosse una pallina o un osso. Pratica indubbiamente divertente per il cucciolo/cucciolone, molto meno per l’”osso” in questione che si ritrova bucherellato (nel caso si tratti di un cucciolo che non ha ancora cambiato i denti, e che quindi ha veri e propri spilloni al posto dei canini) o pieno di lividi (se parliamo di un cucciolone che ha già la dentatura da adulto). Lo spunto per questo articolo mi arriva da una conversazione avuta ieri su FB con la proprietaria di una Bernese di sette mesi (ovvero, di un “bel po’ di cane!”) che aveva questo problema; ma mi capita anche molto spesso di leggere, su forum e affini,di persone che vengono allegramente massacrate e di altre che rispondono “ma povero amore, vuol giocare, lascialo fare! Fa così per dimostrarti il suo affetto”. La seconda parte è abbastanza vera: il gioco presume un rapporto affettivo, almeno di amicizia, e spesso i cuccioli mordono proprio perché ipereccitati dalla presenza del loro amico umano. Che questo però significhi che dobbiamo lasciarci massacrare braccia e gambe (e a volte anche il naso), è tutto da stabilire. Una delle primissime cose che un cucciolo dovrebbe imparare, quando entra nella nostra società, è che gli umani NON si mordono e neppure si “masticano”per gioco, perché hanno la pelle molto più sottile di quella dei colleghi a quattro zampe. Questo il cucciolo non lo sa: tant’è vero che, quando gioca a mordere, non ci mette certo tutta la forza disponibile… altrimenti anche un cucciolino di due mesi, se non è proprio di taglia mignon, ci manderebbe all’ospedale a farci ricucire.

No, il cucciolo dosa la forza del suo morso in modo, appunto, “giocoso” e “amichevole”: solo che la dosa in base a ciò che ha imparato dalla mamma e dai fratellini, che si ribellavano e reagivano alla forza X, ovvero quella che faceva male a loro. La pelle umana comincia a sentire male a circa un terzo della forza X… ma questo, al cucciolo, non l’ha mai detto nessuno e sicuramente non può capirlo da solo. Bisogna spiegarglielo. Come sempre, piuttosto che pretendere che il cane capisca il mio linguaggio, io preferisco parlare il suo. Almeno quando è facile. Quindi, partiamo da qui: avete mai visto due cuccioli che giocano “duro” ? Se sì, possiamo cominciare ad abbinare i vari consigli inutili che vengono dati agli umani masticati a ciò che avviene in una famiglia canina. Consiglio inutile numero 1: tiragli un urlaccio, dagli una sberla, urlagli “NO!” Tra due cuccioli, se uno si mette ad abbaiare o a mordere davvero forte, l’altro non smette certo di giocare: anzi, raddoppia gli sforzi per “battere” l’avversario. In realtà il gioco della lotta non è un divertissement fine a se stesso: lottando tra loro o con i genitori i cuccioli imparano le tecniche di attacco e di difesa che un domani potranno essere loro utili qualora debbano lottare seriamente contro un altro cane, o contro un predatore. Quindi, quando un cucciolo si accorge che sta per soccombere, fa tutto il possibile per lottare “di più e meglio”: e alle dimostrazioni di forza (spintoni, sberle ecc.) reagisce mettendocela tutta. Il concetto è un po’ quello del “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. Se poi il cucciolo “duro” non fosse affatto, ricevere spintoni e botte otterrebbe solo lo scopo di spaventarlo e di fargli pensare che gli umani non sappiano giocare senza diventare cattivi e violenti: un’idea che è decisamente meglio NON mettergli in testa. Gli urlacci “BASTA!” , “NO!” eccetera, durante una lotta, per lui equivalgono a ringhi e abbai dell’avversario: in pratica a urla di eccitazione che eccitano pure lui. Non ha importanza che conosca o meno il significato del “NO!”: se glielo urlate mentre è eccitato e su di giri, per lui sarà un suono “di guerra” come un altro.

Consiglio inutile numero 2: ignoralo, voltati dall’altra parte, non considerarlo, immobilizzati. Questo è il metodo immancabilmente consigliato dai gentilisti, basato su un concetto corretto (se non dai attenzione a quello che sta facendo, il cane smetterà di farlo), ma quasi sempre insufficiente ad arginare l’ardore di qualcuno che, mordendoti, vuole appunto tutta la tua attenzione. E in più ha voglia di giocare. La reazione più classica del cucciolo al nostro immobilizzarsi è quella di saltarci addosso a pie’ pari per richiamare quell’attenzione che gli stiamo negando: anche perché lui, appunto, vuol giocare. E non gli passa neppure per la testa che ci siamo arrabbiati con lui perché ci ha morso. Immobilizzarsi, ignorare, voltarsi dall’altra parte eccetera non è cosa che si possa riportare al comportamento di due cuccioli che fanno la lotta, perché è una cosa che non fanno assolutamente MAI. Lo si può, invece, rapportare al comportamento delle madri che giocano con i cuccioli, e che a volte girano la testa dall’altra parte quando loro diventano troppo noiosi. Questo è un segnale di superiorità gerarchica (una specie di “non ti filo proprio, cosino”), che però vedo spesso applicare alle richieste di cibo (per esempio quando i cuccioli spingono il muso contro l’angolo della bocca della mamma), ma rarissimamente durante il gioco. Le mamme, infatti, sanno benissimo che un piccoletto esagitato, se non te lo fili, insisterà fino alla nausea.

Le mamme, quando sono stufe di giocare, solitamente si alzano e se ne vanno: e questo sì, si può fare… se siamo in casa nostra, però! Non certo se ci troviamo in mezzo a un parco o nell’area cani cittadina. Mica si può piantare un cucciolo in mezzo a una strada. Per di più l’”andar via” della mamma, in condizioni di libertà, si traduce quasi sempre nel fatto che il cucciolo, ancora eccitato e voglioso di giocare, va a cercarsi un’altra vittima (solitamente un fratellino) e si sfoga con lei. Così, quando torna la mamma, la “matteria” gli è ormai passata. Se noi facciamo la stessa cosa in casa nostra, il cucciolo non avrà nessun altro con cui sfogarsi e quindi, al nostro riapparire, le cose torneranno al punto di partenza: “Ohhhh!!! Finalmente sei tornato! Ora possiamo giocare!”. E ci rizomperà addosso a denti spianati. Ma allora… cosa bisogna fare? E’ molto semplice: basta guardare cosa fa in realtà un cucciolo quando, giocando con un fratellino, sente male e vuole dirgli che sta esagerando. E cos’è che fa? Piange. Fa “CAIN!”. E l’altro, rendendosi conto di aver stretto troppo, sospende la lotta o morde più “gentilmente”.

Da ciò deriva il… Consiglio utile N.1 : fare CAIN! O al massimo “AHI!”, se proprio vi mette in imbarazzo emettere versi canini. L’importante è che si tratti di un suono breve e molto acuto, il più possibile simile a quello che emettono appunto i cuccioli quando sentono male (penso che chiunque al mondo l’abbia sentito almeno una volta). Il CAIN, se fatto in modo convincente, funziona sempre: o il cucciolo capisce e comncia a stringere meno forte, oppure si ferma perplesso a guardarci come per dire “ops, scusa, ti ho fatto male?”. L’importante è che, appena si stacca dal nostro braccio o mano o gamba, venga immediatamente premiato con un “bravo” e un bocconcino (o con click-bocconcino, se usate il clicker): un po’ perché così si rinforza l’idea che abbia fatto bene a mollare, un po’ perché dobbiamo pur mantenere un minimo di leadership e fargli capire che siamo noi a gestire sia il gioco che le risorse. Però sono due cose diverse. Il CAIN serve a dirgli “ehi, mi stai facendo male”; il premio serve a dirgli “durante questo gioco ti sto insegnando qualcosa” (nella fattispecie, ti sto insegnando fino a che punto puoi spingerti giocando con gli umani). Fare CAIN, però, non è sempre sufficiente: diciamo che è molto utile nell’emergenza, per far smettere al cane di masticarci come un chewing gum, ma che va accompagnato anche dal… Consiglio utile N.2: insegnare il LASCIA Siccome prima di “lasciare” bisogna “prendere”, questo comando si può insegnare solo quando il cucciolo ha qualcosa in bocca: è caldamente consigliabile che questo “qualcosa” sia una pallina, un manicotto o uno straccio, e NON il nostro braccio o la nostra mano. Quindi, giochiamo spesso al “tiramolla” con il nostro cucciolo (cosa che lui peraltro adora) e spieghiamogli cosa significa “Lascia” con uno dei mille metodi disponibili. Ne cito alcuni a caso: a) quello delle due palline (servono quelle con la corda dentro, altrimenti il cane afferra palla E mano): si fa tira-e-molla con una, poi ci si immobilizza, si dà il “lascia” e si fa muovere la seconda pallina: il cucciolo mollerà la prima, che non è più interessante perché non sta più facendo niente, e focalizzerà l’attenzione sulla seconda. Appena lascia, verrà premiato; b) quello del bocconcino: come sopra, ma invece di far muovere una seconda pallina si mostra un bocconcino: funziona meglio con i cani molto golosi; c) quello del “cane cieco”: quando il cucciolo è tutto preso dal gioco di trazione si smette di tirare dall’altra parte, si dice dolcemente “lascia” e contemporaneamente gli si mette una mano sugli occhi, come se gli stessimo facendo una carezza, ma impedendogli in pratica di vedere. Alcuni cuccioli se ne infischiano altamente e continuano a tirare come dannati (con loro è meglio cambiare metodo), ma molti altri mollano subito la presa per spostare la testa e vedere che succede. Se il cane reagisce così va immediatamente premiato.

Di metodi ce ne sono altri mille, ma il concetto è sempre quello: il cucciolo DEVE conoscere il significato di “lascia” e deve impararlo durante giochi che non vedano implicate parti di corpo umano. Quando conosce il significato del termine, gli si potrà dire “lascia” ogni volta che vogliamo che smetta di morderci.

ATTENZIONE, però: inibire completamente il morso è un errore gravissimo. Ho conosciuto una Terranova in cui l’inibizione al morso era talmente forte che lei rifiutava perfino di afferrare le cime di salvataggio: questo significa snaturare completamente il cane, che nel morso ha uno dei suoi metodi di espressione e soprattutto ha… l’equivalente delle nostre mani! Il cane può afferrare qualcosa soltanto se usa la bocca: se lo convinciamo che l’uso della bocca “ci fa dispiacere”, creeremo un cane inibito che non solo non si divertirà più granché nella vita, ma non potrà svolgere neppure compiti sportivi o di utilità. Ecco perché il “lascia”, col cucciolo, dev’essere usato in abbinamento al CAIN: il cucciolo deve lasciare quando proprio non è il momento di fare la lotta… ma ogni tanto dovremo concedergli di farla e di avere molto contatto fisico con noi anche usando la bocca, ma nei limiti della nostra tolleranza. E il CAIN è ciò che ci permette di fargli capire quali siano questi limiti.

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